Viaggiare da soli a 18 anni - La Viaggiatrice Solitaria
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IL MIO PRIMO VIAGGIO DA SOLA

Viaggiare da soli a 18 anni

Quando siamo molto giovani pensiamo alle prime uscite, a cosa mettere, i social, i primi amori. Diamo importanza a degli aspetti della nostra vita che poi capiamo col passare del tempo essere frivoli. Però ci sono dei ragazzi che vogliono già sfidarsi e provare a viaggiare da soli a 18 anni. Tra questi rientra Cecilia, che oggi ci racconta la sua storia.

VIAGGIARE DA SOLI A 18 ANNI : LA PRIMA VOLTA DI CECILIA

“La prima volta che ho viaggiato da sola, sono partita per fare volontariato in una piccola nazione a sud dell’Africa, per la precisione in Malawi; avevo poco più di 18 anni.

Non ricordo bene il motivo per cui decisi di farlo, ma ho sempre avuto l’indole di voler aiutare gli altri; farlo mi aiuta a stare bene. Ciò mi è stato d’aiuto in quel periodo adolescenziale: non sapevo cosa fare della mia vita, mi sentivo inutile.

Così ho deciso, con l’aiuto dei miei genitori, di partire da sola, sicura che questa esperienza mi avrebbe aperto sicuramente gli occhi e fatto vedere situazioni molto peggiori di quelle che stavo vivendo giornalmente.”

“Per un viaggio del genere sono tante le cose da preparare, da come richiedere il passaporto, a fare i biglietti aerei e soprattutto i vaccini, perché in queste zone sono essenziali, ed io non sapevo nulla di come poter fare tutto questo. Mi hanno vaccinata per qualsiasi patologia possibile, secondo me, dal colera al tifo, alla febbre gialla, mentre per la malaria non esiste vaccino come vi spiegherò più avanti.”

Il viaggio

“Sono partita da Roma Fiumicino in compagnia di Don Bruno, un prete cattolico che si reca tutt’ora in Malawi almeno 2 volte l’anno; oggi è la sua seconda casa. Dopo i saluti ai miei genitori e aver consegnato le due valige da 21 kg ciascuno, mi sono imbarcata intorno alla mezzanotte e dopo ben 6 ore di volo, il primo scalo, Addis Abeba. Ci aspettavano altre 6 ore di volo.

Abbiamo preso un altro aereo, l’Ethiopian Airlines e siamo atterrati, nonostante le forti raffiche di vento, (durante l’atterraggio l’aereo si è inclinato tutto a sinistra), all’aeroporto di Lilongwe.

Appena scesi giù sono sorte le prime ‘difficoltà’. Non avevano i metal detector per cui ispezionarono ogni valigia, solo per questo ci fu un’attesa di oltre 30 minuti, soprattutto perché non capivano cos’era un phone e quindi c’è voluto un po’ di tempo per spiegarglielo. Né io né Don Bruno sapevamo parlare bene l’inglese, quindi c’è stato un mix linguistico tra inglese, francese, italiano e chicheŵa, la lingua locale.

Fatte nuovamente le valigie, venne a prenderci Alex, uomo di fiducia, che Don Bruno conosceva da tanti anni, in passato fu portato da lui in Italia per operarsi.

Una volta in auto, ci attendevano altre 8 ore di macchina. Dal giorno della partenza non ero mai andata in bagno. Appena usciti dalla zona di ‘comfort’ ed entrati nelle zone più povere, sarò onesta, a me sembrava di essere in un documentario di National Geographic, non vedevo differenze tra la televisione e la realtà. Fino a quando non siamo scesi dalla macchina e mi sono ritrovata in mezzo alla gente.

Dopo molti km in auto, ci siamo fermati per alcuni bisogni fisiologici, per la precisione i due uomini si sono fermati a fare la pipì, la sottoscritta essendo donna non aveva intenzione di farla, soprattutto, perché non era igienico, sicuramente mi sarei presa un’infezione, non ci sono norme igieniche o bagni, quindi la trattenni per più di 24 ore, non riuscii ad andare in bagno neanche nei due aeroporti. 

Verso le 16, ci siamo fermati ad un mercato, ed io appassionata di foto iniziai a scattare, le persone erano contente della luce del flash, ma soprattutto di essere fotografate. Spesso, in alcune zone dell’Africa, per motivi religiosi le persone non vogliono esserlo, mentre loro volevano che io continuassi perché si stavano divertendo un mondo.

Viaggiare da soli a 18 anni

Finalmente, alle 21,00, siamo arrivati a Casa Perugia, una struttura realizzata per i volontari che si recano in Malawi. Lì più o meno ci sono tutti i comfort, come il forno, la lavatrice e il depuratore dell’acqua. Non puoi bere l’acqua dal rubinetto, è contaminata e c’è rischio di prendere il tifo o il colera. Per questo i vaccini prima di partire!

Quella sera ho conosciuto Zhara, la dottoressa che si occupava dell’ospedale di Pirimiti (una struttura costruita dal Signor Brunello Cucinelli). La prima cosa che mi disse, appena arrivata, fu che la casa era piena di ragni e tantissime ragnatele. Io ero terrorizzata, tant’è che appena entrata in cucina ne trovai uno enorme sul muro e implorai di ucciderlo, cosa che non venne fatta perché venne elegantemente buttato fuori di casa.

Una volta cenato, tutti tornarono a casa ed io crollai nel letto, non prima di aver fatto con piacere e dopo 24h i miei bisogni fisiologici! E non scherzo.”

Il primo giro negli asili

La mattina seguente, dopo aver sistemato il container della casa, anche lì ricco di calabroni, abbiamo preso la macchina e ci siamo recati negli asili costruiti con le offerte dei donatori.  All’epoca gli asili erano 5; in queste strutture si cerca di garantire un ricco pasto ai bambini, perché le famiglie non possono permettersi e di insegnar loro l’inglese e garantire un futuro scolastico.

Viaggiare da soli a 18 anni

C’è un asilo che viene tutt’ora gestito da delle suore italiane, simpaticissime e che facevano un pane talmente buono, di cui io mi ero profondamente innamorata, che me ne fecero un panetto da riportare in Italia.

In uno di questi asili , in particolare, mi resi conto di quanto la povertà sia crudele. Trovai una bambina affetta da malaria, che non aveva soldi per potersi curare. Sarebbero bastati sei euro per curarla, ma la sua famiglia e il suo insegnante non potevano permetterselo, così mi è stato suggerito di pagare le spese mediche e, senza pensarci due volte, l’ho fatto immediatamente.

Visita ai parchi di Liwonde e Nyala

n questo mese trascorso in Africa, ho avuto anche la possibilità di trascorrere due giorni interi nei parchi naturali a vedere animali completamente liberi. Ho passato dei momenti di ilarità.

Ci siamo imbattuti in un branco di gnu, arrabbiatissimi, pronti alla carica, che per fortuna sono fuggiti dalla parte opposta alla nostra. Ho scoperto che i facoceri mangiano in ginocchio. Ho potuto fare le foto con le giraffe e vedere le zebre ad un metro di distanza, anche se avevo una paura tremenda.

Ci siamo ritrovati con la macchina impantanata nella sabbia ed io ed un gruppo di suore, che gestiscono un altro asilo, abbiamo dovuto spingere la macchina fuori, mentre un gruppo di elefanti molto agitati ha iniziato a correrci dietro, ma tanta era la fatica che neanche me ne sono accorta. Me lo hanno fatto notare solamente dopo esser salita in macchina!

Come si vive in Malawi

Chi si reca lì per fare volontariato vive normalmente come se stesse in Italia, anzi per gli standard del luogo vivevamo da ricchi perché ripeto avevamo tutti i comfort. L’unico disagio era che alle 18,00 staccavano il gruppo elettrogeno per risparmiare, quindi, cenavamo e lavavamo i piatti a lume di candela.

La popolazione, invece, vive abbastanza male, soprattutto per quanto riguarda le condizioni igieniche e il cibo, le donne lavano i panni nel fiume, i bambini giocano con oggetti trovati per strada. Nonostante questo, hanno quasi sempre il sorriso; ne ho visti pochissimi piangere.

Le mie avventure con la Malaria

Premetto non ho preso ringraziando Dio la malaria, ma le cure per evitare di prenderla mi avevano devastata in tutti i sensi: perdevo capelli, avevo problemi di stomaco, non avevo più appetito, avevo la bocca gonfia e rossa e, la peggior cosa di tutte, avevo le visioni, ovvero vedevo ragni ovunque. Un giorno feci smontare tutta la chiesina, una piccola cappella dove Don Bruno pregava. Un’altra volta l’ho visto che mi camminava sul braccio, feci un altro salto in aria, ma nessuno aveva visto nulla.

Potendo concludere, è stato un viaggio che consiglio onestamente a molti, in particolare, a quelle persone che dovrebbero provare a staccare la spina da questa vita agiata e con tutti i comfort per rendersi conto che, pur vivendo in condizioni al limite, si vive lo stesso. Lo consiglio a quelli che vorrebbero affondare i barconi che arrivano in Italia, per toccare con mano le condizioni e i disagi che vivono i migranti in quelle terre. Lo consiglio a chi sta passando un periodo difficile, perché vedere il loro stile di vita, aiutarli le condizioni sicuramente non può che aiutare a tirarsi su di morale.

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By Flavia Di Ciano

Ciao! E piacere di conoscerti! Io sono Flavia. Ho 30 anni ma non sembra. Incredibile ma vero! Lavoro e viaggio da sola per lunghi periodi. Se mi segui ti dirò com’è possibile.

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